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Conserviamo i conservanti?
Sconfiggere le stagioni, preservare a lungo la qualità, prolungare la conservazione degli alimenti vegetali e animali, impedire il loro deterioramento. Sono stati questi per molto tempo alcuni degli obiettivi principali dell’uomo nella lunga storia dell’alimentazione. Tappe importanti sono state la scoperta della fermentazione ai fini di conservare i derivati del latte e delle bevande alcoliche, la salatura, l’affumicatura e l’essicazione per conservare i prodotti di origine animale o vegetale nei luoghi dove il clima lo permetteva. Tutti gli alimenti si deteriorano. I vegetali sono attaccati da muffe e parassiti, gli alimenti di origine animale possono essere contaminati da microrganismi o essere danneggiati da altri fattori. Oltre al danno economico si devono considerare gli effetti sulla salute umana. Sappiamo che alcuni funghi elaborano micotossine sospettate di essere cancerogene. Alcuni microorganismi (Salmonella, Campylobacter, Clostridium) sono responsabili di tossinfezioni alimentari, episodi molto comuni più di quanto si pensi e legati all’allungamento delle filiere produttive non solo nei paesi in via di sviluppo ma anche negli stati occidentali. Con l’industrializzazione del settore agroalimentare e delle filiere produttive, alle tecniche tradizionali di conservazione si sono aggiunti altri metodi di conservazione con largo impiego di conservanti chimici. Sempre più lontani i luoghi di produzione dai luoghi di consumo e sempre maggiore l’esigenza di prolungare la shelf-life, cioè la vita di scaffale dei prodotti. Davvero numerosi e dalle caratteristiche strutturali molto diverse. Insomma, sono arrivati loro!!! Nitriti, nitrati, benzoati, sorbati, difenile, solfiti... In tanti sostengono che i conservanti sono necessari ed insostituibili. Ma ci chiediamo: sono sempre indispensabili? E vengono sempre dichiarati in etichetta? Il loro uso può essere indice di scarsa qualità igienica delle materie prime? Nel 2005 cambieranno alcune "cosette" sugli additivi e sui conservanti. Infatti nel dicembre 2002 la Comunità Europea ha approvato un emendamento che obbligherà la dichiarazione in etichetta di tutti gli additivi contenuti nei prodotti, anche di quelli presenti in quantità inferiori al 25%. Già, ma questo avverrà fra due anni. E nel frattempo? Cosa si trova tra gli scaffali? E dentro i barattoli? Perché, ad esempio, i nitriti e i nitrati li trovo nei salumi mentre i benzoati e i sorbati li trovo preferibilmente nelle bevande analcoliche? E perché il butilidrossianisolo si usa prevalentemente nei grassi? Faremo insomma un po’ d’ordine e un po’ di chiarezza ma non aspettatevi il solito elenco di conservanti, quello lo trovate altrove... qui trovate ben altro! |
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La classificazione dei conservanti Un elenco inevitabile dato l'argomento. Solfiti negli alimenti. Innocui? Non per tutti! Prima tappa del misterioso viaggio nel mare delle etichette. Altro che E.T.chettibus! Additivi e conservanti nel vino L'intervento di Giuseppe Trisciuzzi, uno dei soci dell'Azienda Vitivinicola Bonfiglio. Bambini iperattivi? E se fossero gli additivi? Sbalzi di umore? Difficoltà ad addormentarsi? Potrebbero essere gli additivi assunti in quantità eccessiva... Pane fresco più a lungo o crescita delle muffe da bloccare? Ancora sugli effetti collaterali dei conservanti e sulle strategie dell'industria alimentare. L'Avocado del diavolo Spesso la frutta tropicale subisce trattamenti pericolosi. Resistance and Adaptation to Food Antimicrobials, Sanitizers, and Other Process Control 10 pagine in pdf riguardanti un'analisi del Institute of Food Technologists. Spice Power e Minimizing Rancidity Alcune nuove soluzioni dell'industria alimentare per prolungare la vita degli alimenti. |